a cura di Elisa Zuri

Yukì Tarò

Quelle nella fotografia sono state le bambole preferite di Luisella, che è venuta a vivere all’Isolotto da bambina, alla fine degli anni ’50, e ci vive ancora oggi che è in pensione, dopo aver fatto l’insegnante di lettere per una vita. Nella foto Luisella ha dieci anni, le bambole gliele ha regalate la mamma in occasione di due compleanni. Una cinese e una nera, due bambole un po’ inconsuete per la fine degli anni ’50. Ma Luisella a quell’età non ci pensa. Pensa piuttosto a come chiamarle. La cinese un nome ce l’ha: si chiama Yukì Tarò, che in realtà sono due nomi giapponesi, ma questo Luisella l’ha scoperto dopo. “Come la vuoi chiamare? Yukì o Tarò?”, le chiede la mamma. Luisella non ha dubbi: Yukì Tarò. La nera invece un nome non ce l’ha. Luisella non se lo ricorda bene ma pensa di averla chiamata Nerina. Nerina ce l’ha ancora. Yukì Tarò, invece, durante l’alluvione del ’66 era rimasta in cantina e la piena se l’è portata via.
Secondo Luisella alla mamma l’idea di regalarle due bambole così inconsuete gliel’avevano data due cugine che abitavano a Pistoia. Sua mamma le ammirava molto perché si erano laureate mentre lei non ce l’aveva fatta perché a quei tempi la famiglia aveva fatto studiare solo i maschi.
In quella fotografia, recuperata da adulta, Luisella ha visto un segno concreto di un’educazione all’accoglienza che si è portata dietro per tutta la vita, anche grazie all’esperienza con la Comunità dell’Isolotto. Qualche anno dopo, da adolescente, Luisella si ritrova ad avere come compagna di banco una ragazzina ebrea di nome Dora, ma tutti la chiamano Dori. Lei ci lega tantissimo, nasce un’amicizia che va oltre la scuola. Luisella frequenta la sinagoga e Dori l’aiuta a preparare il presepe. Dori è la figlia di un chirurgo dell’Ospedale San Giovanni di Dio, che allora, nei primi anni ’60, era in Borgo Ognissanti. E un giorno racconta a Luisella che in ospedale ha sentito delle suore dire di suo padre: “Peccato, il professore è tanto bravo, una brava persona, eppure finirà all’inferno!”. Questa cosa a Luisella le fa saltare tutte le lampadine – per dirla con le sue parole. Allora va subito da Sergio Gomiti, uno dei preti dell’Isolotto, e gli chiede come fare a far diventare Dori cattolica, così almeno lei non sarebbe andata all’inferno! Sergio la guarda con i suoi occhioni azzurri – Luisella se lo ricorda come fosse ora – e le dice: “Ma che sei grulla? L’amicizia è bella perché siete diverse. Dori è bene che rimanga così”.

 

Questa storia è stata raccolta in Visione periferica, un progetto di Centro di Creazione e Cultura e Tempo Nomade teso a coinvolgere le persone che vivono nei quattro quartieri periferici di Firenze in un processo di (ri)scoperta del territorio attraverso pratiche artistiche di impegno sociale, sulla base di specifiche sollecitazioni espresse dagli abitanti stessi. Nel 2021 Visione periferica ha operato nel Quartiere dell’Isolotto. Con il contributo della Fondazione CR Firenze sul bando Partecipazione culturale e il sostegno Quartiere 4 del Comune di Firenze e di BiblioteCaNova Isolotto. Partner di progetto: CEP (Centro Educativo Popolare ONLUS – Comunità dell’Isolotto), Piccola Scuola di Pace Isolotto, CEPISS – cooperativa per il sociale.

Gli articoli, i suggerimenti, i pensieri...il blog di Tempo Nomade

a cura di Elisa Zuri

Torna su